I girasoli

I. sta viaggiando in auto con D. Si sono dovuti fermare già due volte e non è ben chiaro se arriveranno a destinazione a causa dei problemi al motore, ma ci provano. I è incaricata di controllare il navigatore tenendo in mano il telefono e la mappa, soffre il mal d’auto e, appena usciti dall’autostrada, inizia a essere in difficoltà. I braccialetti anti-nausea non funzionano e prova a non vomitare con tutta l’anima, ma tale concentrazione non le fa prestare attenzione alle strade e ne sbagliano più di quante sarebbe lecito. Dopo quattro ore e un’ulteriore sosta, percorrono un sentiero sterrato, pieno di curve, salite e discese. I. pensa a come si butterà a terra all’arrivo, senza la minima dignità.

Non riescono ancora a vedere il favoloso agriturismo, immerso in un campo di girasoli, prenotato con tanta fiducia e il loro sguardo si allontana sempre di più dal mare. Il proprietario, una volta arrivati, spiega loro che la stagione dei suoi bellissimi fiori è finita e quindi stanno appassendo tutti. Un paesaggio quasi carino, da film di Tim Burton. I. e D osservano, scaricando i bagagli, che la loro stanza è totalmente al sole, quindi caldissima. All’interno, l’unica salvezza è un ventilatore, a cui danno nome Gianluca.

Entrambi si guardano pieni d’amore, incapaci di fare sesso per il caldo e la stanchezza. Provano a farlo il mattino successivo, ma vengono interrotti più volte da proprietari e personale delle pulizie che tengono all’igiene apparentemente moltissimo e non concepiscono l’idea di saltare una stanza. Insoddisfatti, si dirigono alla spiaggia, dove scoprono di aver dimenticato le scarpe da scoglio. Ogni passo è accompagnato da dolori lancinanti e ogni bagno da urletti: “Cado! Giuro che sto cadendo! Tienimi! Aiuto!”. “Proviamo un’altra spiaggia” suggerisce I. e, seguendo il consiglio un amico, si dirigono verso un’area tanto bella quanto irraggiungibile, se non percorrendo a piedi 280 gradini, a braccetto con i 35° di agosto.

Ora è passato un anno e, mentre raccontano il viaggio al loro nuovo gruppo di amici, si tengono per mano, inspiegabilmente felici di quel ricordo.

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