La biblioteca

Questa mattina ci siamo svegliati presto.

Io e M. stiamo assieme da qualche mese e vengo spesso a dormire da lui. Abbiamo fatto colazione nel solito bar e siamo pronti per iniziare a lavorare. Preferiamo andare in biblioteca per usufruire della connessione e approfittare della tranquillità.

Dopo un paio d’ore, devo andare al bagno urgentemente. Preferisco fare la cacca a casa di solito, ma questa è un’emergenza. La fila è lunga, ma finalmente arriva il mio turno. C’è ancora una ragazza in attesa, quindi mi concentro per fare meno rumore possibile. Una delle tattiche da me escogitate negli anni è quella di buttare un po’ di carta igienica sul fondo prima di iniziare, per annullare il suono della caduta. Non voglio sedermi, né tantomeno foderare la tavoletta del bagno, quindi ricerco una difficilissima posizione di equilibrio in cui la tensione alle gambe è sopportabile. Rimango concentrata per evitare qualsiasi rumore, ma qualcosa sfortunatamente scappa lo stesso. Arrossisco e scelgo lasciarmi andare, sentendomi subito meglio. La soddisfazione dura solo qualche istante perché, voltandomi, vedo qualcosa di agghiacciante: un rotolo esaurito. Ricerco un lavandino, ma non c’è. Svuoto le tasche dei pantaloni per recuperare un fazzoletto, anche usato, ma sono già consapevole di non averne. Mi rivesto, senza mettere la pelle troppo a contatto gli slip, per quanto possibile. Esco e raggiungo il lavandino, ma sono finite anche le salviette per le mani.

È la fine, non ci sono soluzioni. Provo ad aspettare qualche minuto per chiedere un fazzoletto, ma l’ultima ragazza della fila è già uscita e non arriva nessun’altro. Il tempo scorre e più scorre, più mi agito, perché sarà chiaro a M. ciò che ho fatto qui, in questo bagno della vergogna. Mi lavo le mani, ne passo una negli slip, la rilavo, la asciugo all’aria ricordando le lezioni di educazione fisica a scuola: braccio in alto per inspirare, in basso per espirare. Esco.

Non dico nulla, penso solo che appena torneremo a casa per pranzo potrò pulirmi. Raccolgo il computer e la borsa mentre sento M. dirmi: “Ho voglia di pranzare fuori! Ti va?”

Al ristorante thai, lui le dice che non l’ha mai vista così carina come oggi. In stazione, la saluta tristemente pensando di non vederla fino alla settimana successiva. Lei sale sul treno di ritorno contenta, per la prima volta, immaginando il momento in cui raggiungerà il bagno di casa sua.

 

 

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