La ragazza della stanza accanto

Sono F.

Lavoro in banca e condivido l’appartamento con un ragazzo. Non mi è simpatico, occupa la stanza della mia ex migliore amica che se n’è andata, al diavolo probabilmente. Vorrei abitare da sola, ma non posso permettermelo, sto risparmiando per poter andare a vivere a Berlino. Per ora risparmio su tutto, a eccezione delle mie creme per il corpo preferite e dei trucchi, non riesco a farne a meno: non sono bella, non lo sono mai stata. Punto sull’originalità. Sono convinta che la ragazza del mio coinquilino, quando viene a trovarlo, usi i miei prodotti. Ne sono più che sicura, ma non ho prove e questa situazione mi fa imbestialire.

Lei è molto, molto carina. Quella stronza. Parla sempre sottovoce con lui quando ci sono io, ma quando dormo mi sveglia con le sue urla e i suoi gemiti da sesso. Ogni tanto viene a trovarmi una mia vecchia compagna di università e, insieme, la prendiamo in giro. Ridiamo tanto ma, quando se ne va, torno nel mio torpore disturbato da quella lì. Odio questa situazione.

Decisamente irritante. E lui è uno sfigato. È uno sfigato, però con me è gentile e, da quello che mi racconta, deduco sia brillante nel suo lavoro. Di sicuro potrebbe avere di meglio di una come lei. Non avendo un salotto in casa nostra, mi è capitato di parlarci mentre cucino e ultimamente è stato davvero piacevole. La settimana scorsa, un giovedì sera, ho pensato per la prima volta che io e lui potremmo stare bene assieme, quindi ho deciso di farmi notare. In principio ho indossato magliette scollate, soprattutto quando c’era anche lei. Sfortunatamente, lui mi è sembrato preso da altro. Poi ho deciso di optare per una mossa più radicale e mi sono tinta i capelli. Da castano scuro a rosa, affinché l’impatto fosse decisivo. Invece nulla, non mi ha detto niente. Anzi, ancor peggio, è stata lei a dirmi: “Ma che bel colore! Ti sta bene!”

Stupida, irritante.

Ho sbottato e adottato la tattica opposta, per farmi detestare. Non ho pulito più nulla in casa, non ho portato fuori la spazzatura, così lui è stato costretto a farlo ogni sera. Quando lei ha portato dei dolcetti e me li ha offerti, io li ho guardati schifata. Non ce la faccio più, devo fare qualcosa. Un tentativo drastico. Questa sera a cena mi truccherò benissimo, cucinerò io e gli offrirò del vino, usciremo in terrazzino a fumare e allora gli dirò quello che sento per lui.

Eccolo, è tornato. Beve il bicchiere di vino che gli offro e mi dice che sta andando a cena fuori con lei. “Ti lascio casa libera, vedo che stanno arrivando ospiti” mi dice con un sorriso, indicando la tavola apparecchiata per due. Devo agire ora, non posso più rimandare. Gli chiedo se vuole fumare una sigaretta e lui accetta. “In velocità perché devo farmi una doccia e andare, stasera le voglio chiedere se si trasferisce qui da noi”. Oddio no, non può essere vero. Devo fare qualcosa. Restiamo positivi, andrà bene, se capirà di poter avere me, lei sarà cancellata e la doccia la faremo insieme.

F. guarda il cielo, al tramonto ormai. Queste serate primaverili le piacciono da quando era bambina. F. guarda il cielo che non le mancherà e l’ala del suo aereo mentre decolla.

 

 

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