Cena con gli amici di lui

C. e N. escono assieme da quasi un anno e si ritengono una coppia mediamente felice. N. ritiene sia arrivato il momento di presentare C. ai suoi amici in modo ufficiale, invitandola alla loro cena annuale stabilita, un evento molto importante data la lontananza che il gruppo subisce a causa dei vari trasferimenti lavorativi. C. è molto emozionata all’idea e accetta volentieri, ma il giorno della cena, purtroppo, si sveglia con brividi e mal di testa e un termometro che sentenzia: 38.

C. si sente sotto un treno, ma non può assolutamente mancare all’incontro, così si imbottisce di medicinali e sale in auto. All’ingresso della casa di uno degli amici di N., l’impatto è a dir poco freddo. Ghiacciato, per essere onesti. Tutti si presentano, ma non la degnano di uno sguardo, facendole capire immediatamente quanto è di troppo. Il gruppo, composto sia da ragazzi che da ragazze, non le rivolge parola. C. scopre che tutti hanno portato qualcosa per la cena e lei no, N. si è scordato di dirglielo. Prova a fare qualche battuta al riguardo, ma le occhiate sono tutt’altro che incoraggianti.

Abbattuta, ma pronta a recuperare, nota un bel vestito di una delle ragazze e le fa un complimento a riguardo, la ragazza le risponde sdegnata: “Ma guarda, è praticamente un pigiama”. C. non si scoraggia e si versa da bere. Dopo un’ora, ancora nessuno le rivolge la parola nonostante i suoi tentativi. Decide così di darsi al vino. Al terzo bicchiere, N. le fa notare che non può esagerare e che il vino deve bastare anche per gli altri. Non trovando vie d’uscita, C. esce sul terrazzo e pensa solo ad andarsene via il prima possibile. L’immagine del suo letto e del computer la aiuta a non piangere istericamente, ma l’idea sfuma quando le viene detto che la cena è pronta.

Risotto al radicchio, l’unico piatto che C. detesta. Lo mangia comunque, e a ogni boccone si chiede come sia finita in quella situazione. La ragazza di fronte a lei ha occhi solo per N., nonostante il suo ragazzo le sia seduto accanto. Ne completa addirittura le frasi e quando C. prova ad aggiungersi al loro dialogo, viene incendiata a vista. C. vorrebbe insultarla, ma decide di levarsi da quel triangolo di sguardi e si dirige al bagno. Mentre si riveste si accorge di essere più che brilla e di essersi bagnata i jeans di pipì. Affranta da quella serie di eventi, si asciuga come può e torna dall’amichevole gruppo. Al ritorno al tavolo, vede un’altra delle ragazze seduta al suo posto e, avvicinandosi, la sente dire: “Ti ho rubato la sedia, haha”.

C. prende la sua giacca e la sua borsa, è decisa ad andarsene dopo quel chiaro e per niente sottile messaggio, ma N. la ferma. La guarda come la guarda ogni giorno e lei non sa se può sopportare quelle persone tanto importanti per lui quanto maleducate e incivili.

È estate e C., seduta al tavolo con i suoi amici, racconta l’aneddoto della cena aberrante tra le risate e l’incredulità dei presenti. Quando le chiedono se la storia con quel ragazzo è proseguita, lei sollevata risponde: “No, era già fidanzato con i suoi amici e il ruolo di amante non mi si addice”.

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