Le modelle non vanno al bagno

C. è di ritorno, in treno, verso Venezia. Ha dovuto acquistare un posto in prima classe, uno dei pochi rimasti disponibili. Nell’universo parallelo denominato “prima classe” il viaggio appare totalmente diverso: non c’è bisogno di controllare in modo ossessivo la presenza del proprio bagaglio, né di respingere approcci indesiderati, anzi, al momento si trova circondata da modelle. Inizialmente prova a non ascoltare le loro conversazioni, ma trovandosi esattamente al centro del gruppo, dopo qualche minuto si rassegna ed è trascinata nel loro viaggio.

Decide di osservarle, non è educato, ma lo fa comunque. Sembrano una specie a sé, senza bisogno del trucco, e onestamente C. prova una sensazione per lei nuova: per quanto un metro e sessant’otto sia un’altezza nella norma, di colpo si sente un tappo. Superato questo step, capisce che le tre modelle sono più giovani di lei, al contrario dell’apparenza “Ormai siamo considerate vecchie durante i casting perché abbiamo ventiquattro anni”. Raccontano inoltre che sono state offese sul set perché la troupe si è occupata di fornire loro il pranzo, ma ha portato soltanto un’insalata. “Noi vogliamo mangiare!” dicono, quasi ridendo.

C. prova a non inabissarsi negli stereotipi che le vengono in mente, fatto sta che durante il viaggio le modelle non toccano cibo, nonostante sia ora di cena. Sono invece avvinghiate alle loro bottigliette d’acqua e, con il passare delle ore, stranamente nessuna di loro abbandona il posto per recarsi al bagno. A questo punto del viaggio C. le guarda con simpatia, sembra ormai più una gita tra ragazze che uno scialbo percorso in treno: una di loro ha dimenticato lo shampoo per il giorno successivo e la collega è pronta a prestarglielo in cambio delle sue infradito. Una di loro afferma decisa di non voler partecipare alla settimana della moda perché inciampa sempre; l’altra, nonostante abbia appena sfilato a Parigi, in realtà adora la sua seconda occupazione: produrre passate di pomodoro con il suo ragazzo, nella casa in campagna.

Così, tra le luci della sera e i loro riflessi sul vetro, C. pensa che per aver passato le ultime dodici ore di corsa da un lavoro all’altro, non sta più di tanto sfigurando vicino alle sue vicine di poltrona, che per un momento scorda di definire “modelle”. Scende e le saluta con un sorriso, chiedendosi se, arrivate in hotel, si concederanno la sfaccettatura umana dell’andare al bagno

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...