I denti

E. ha i denti storti, ma non se n’è mai preoccupata. Quand’era piccola li vedeva crescere in modo diverso dagli altri, ma ai suoi genitori non importava e lei si era sempre comportata di conseguenza. Portare un apparecchio, inoltre, era fuori questione per una casa in cui solo uno dei due genitori lavorava e in cui la cura estetica non aveva mai oltrepassato la soglia dell’igiene personale.

E. ora ha 23 anni e un ragazzo a cui non importa nulla dei suoi denti storti. Non si è iscritta all’università e, dopo le superiori, ha trovato qualche lavoretto come assistente contabile. Il mese scorso le è stato offerto uno stage nel settore della moda, ambito decisamente lontano dai suoi interessi, ma lo ha accettato comunque. Non è mai stata trattata bene dai suoi capi, forse perché poco attraente, forse perché lenta nello svolgimento dei suoi compiti e per queste ragioni viene quotidianamente sgridata. E. inoltre è pagata meno di tutti i suoi colleghi, assunta come stagista e senza alcuna prospettiva di avanzamento nel settore. Le colleghe non la considerano, a eccezione dell’ultima arrivata, M., la quale, dispiaciuta nel vederla sempre infelice nella scrivania di fronte la propria, decide di chiederle schiettamente: “Perché non cerchi un altro lavoro?”.

Non è la prima volta che qualcuno le fa questa domanda e la sua risposta è sempre la stessa: “Pur di far qualcosa…”. A differenza delle altre volte, però, E. non resta indifferente dopo il dialogo con M. e inizia a pensare che forse è tempo di non subire più ingiustamente tutte quelle umiliazioni. Passato qualche giorno assorta nelle più bizzarre riflessioni, le viene un’idea.

Calcola tutti i pro e i contro della faccenda. È frenata dai moniti della sua rigida educazione. Non è sicura di riuscire ad andare fino in fondo. L’indomani, dopo una mattinata di lavoro molto intensa, decide che il momento è giunto: E. mangia il più possibile nella sua minuscola pausa pranzo; ordina due, anzi tre bibite gassate. Appena il tempo di mettere piede in ufficio e già viene chiamata dal capo per un severo rimprovero. A quel punto, E. decide di farlo. “Ora o mai più”, si intima. Lo spazio è grande e affollato, quindi è impossibile essere scoperti.

Dopo qualche secondo, si avvia verso la sua postazione e immediatamente è chiaro che il suo piano è riuscito. Non ha emesso alcun suono, rimanendo concentrata al massimo, ma la puzza è insopportabile.

E. intravede nello schermo del suo computer un sorriso.Un sorriso tutto storto e sincero, il primo dopo 4 mesi di stage e il più raggiante della sua insoddisfacente carriera.

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